Il Blog del Pane



Da Rossella Di Bidino
 martedì 05/06/2012

Il pane al tempo dei centurioni

6 commenti

Roma: sole, Colosseo e centurioni. Un’associazione un po’ da turisti, ma che rende l’idea di quanto Roma sia legata alla sua storia.

Ma quale pane mangiavano i romani? Quelli veri, quelli degli imperatori.

«Sai da dove prende il nome via Panisperna?» chiedo alla Cavia.
«Non ne ho la minima idea»
«Io lo so. Viene da pane, almeno secondo alcuni»
«Ma va là. Non ci credo»
«Sì. E ti voglio anche stupire. Lì è nato il primo panino»
«Mmmm spiega, spiega»
«Nel rione Monti, a via Panisperna c’erano i frati della chiesa di San Lorenzo, che distribuivano ai poveri panis et perna, ossia dei panini con prosciutto».

Nonostante la geniale creazione del panino, i romani arrivarono al pane con calma. All’inizio c’era la puls, ossia la polenta di farro, orzo, miglio e poi frumento. Sembra persino che i romani venissero chiamati “polentoni” dai greci, così afferma Plauto. Infatti  erano detti puliphagonides, da puls. I famosi corsi e ricorsi della storia.
Il panis comparve regolarmente solo a partire dal II sec. a.C.. Sembra che il vero pane giunse a Roma dopo la conquista della Macedonia ove la qualità dei pani era notevole. Fornai e panettieri greci vennero trasferiti nella capitale a, come dire, tramandare tali saperi.

 

Non tutto il pane era per tutti. I poveri spezzavano il cibarius o il panis ater, quello nero. Per chi faceva i lavori più duri c’erano pagnotte con nell’impasto formaggio e miele. Mentre i ricchi potevano rinfoccillarsi col morbido panis candidus, bianco. Per i marinai c’era il panis nauticus, una sorta di gallette che resistevano ai viaggi nel Mare Nostrum. Si trattava di pane non lievitato.
Mentre nel nord dell’Italia e nella Gallia era diffuso una sorta di biscotto, il buccellatum, che si arricchiva di note dolci. Ma i nomi e le varietà di pane non finiscono qui. C’era anche il pane d’Alessandra cotto con gli spiedi, il pane spugnoso (parthicus) e l’invidiabile ostearus, che sembra fosse fatto per essere accompagnato alle ostriche. Mica male… almeno sulla carta!

«E lo sai che cosa c’è a Porta Maggiore?» insisto io con la Cavia  per far vedere quante cose so della sua Roma.
«La tomba del fornaio»
«No, non è giusto, sai troppe cose» rimbrotto io.
Non tutti i turisti sanno, però, che il sepolcro presente a Porta Maggiore a Roma è quello di un pistor o fornaio. Tale Virgilio Eurisace, un liberto. La tomba è abbellita con bassorilievi che rappresentano le vari fasi dell’attività. Si vedono i lavoranti, i pasticceri, le sale di macinazione, gli schiavi addetti ai forni ed anche il pane sfornato e messo in vendita. Nonché compare la prima raffigurazione di una fornarina: spalle e braccia coperte con un panno bianco. Ma di lei non ho parlato alla Cavia, mio neo sposo: mai fidarsi delle giovani mogli di Virgilio Eurisace  

Non si vivrà di solo pane, ma quanta attenzione a questo cibo. I gusti saranno cambiati nel tempo. Le tecniche di lavorazione si saranno trasformate. Noi a differenza dei romani non pensiamo di aggiungere un po’ di argilla per rendere i pani più secchi e conservarli nel tempo. Chissà però se il profumo del pane appena sfornato avrà sempre avuto quella sua capacità di attirare a sé.



6 commenti


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generic-portrait
Inviato il 22/05/14 10.10

Articolo interessantissimo! Mi ha riportata ai tempi del liceo :-)


generic-portrait
Inviato il 11/08/13 16.45

Molto interessante


generic-portrait
Inviato il 21/06/12 15.53

Interessante complimenti!!!


generic-portrait
Inviato il 15/06/12 11.25

complimentoni


generic-portrait
Inviato il 11/06/12 9.57

@Littleduck71 Grazie. Continuerò a fare del mio meglio



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