Il Blog del Pane



Da Rossella Di Bidino
 martedì 13/11/2012

Il pane del Lazio nasce nei paesi

21 commenti

Non si può dire che gli abitanti del Lazio non amino i loro paesi. 
Nonostante la preponderante capacità attrattiva di Roma, i laziali (e qui non si parla di calcio) ben si difendono in fatto di pane. Le varietà di pane sembrano infinite e al loro inseguimento si può vagare da una località all’altra, scoprendo sapori e storie.
 
Infatti, i pani del Lazio prendono spesso nome da luoghi specifici. Così accade per il pane Fumone ed il pane di Veroli. 
Il pane Fumone si chiama così in omaggio al Monte Fumone che si erge in provincia di Frosinone. Il Monte, a sua volta, prende il nome dai fumi che durante il Medioevo ne erano caratteristici per segnalare agli abitanti della zona e di Roma l'arrivo di un pericolo. Si riconosce dalla sua forma conica. Il pane Fumone è una pagnotta sia bianca che nera.
Il pane di Veroli si limita a far proprio il nome di una cittadina come Veroli. Ben più diffuso e conosciuto rispetto al Fumone, è anche alla base della ciambella di semi di anice un tempo preparata per Capodanno. Oggi questa ciambella è così diffusa che non c'è stagione che ne limiti la produzione.


 
Altri pani legati alle località sono il pane di Genzano ed il pane di Lariano. Decisamente meno conosciuto è il pane salinese, che viene da Salisano in provincia di Rieti. 
Il pane di Genzano e quello di Veroli hanno anche ricevuto il riconoscimento del marchio IGP (Indicazione Geografica Protetta). E tu, lettore del Lazio, sai di qualche altro pane locale con tale riconoscimento?
L'elenco dei pani laziali è lungo, al limite dell’esagerato: pane di Velletri, pane di Vicovaro, pane di Affile, Allumiere e Canale Monterano... Sono tutti pani legati a paesi. 
 
Sappiamo che il popolo romano (e laziale, per non far torto a nessuno) sa essere molto schietto e diretto. E così esistono dei pani dalla forma e dai nomi molto espliciti, tanto da risultare ambigui. Prima di andare oltre, vi invito a portare i bambini a nanna o a giocare nella stanza accanto :)
Esiste infatti il Pane Fallone di Torri in Sabina. Il nome ti fa pensare a qualcosa? Ecco, hai pensato giusto. La forma è allusiva ed il suo ripieno di verdure ripassate è invitante.
Una simile idea è stata sfruttata anche per fare la Falia di Priverno, ripieno di broccoletti o salsicce.
Un nome giocoso hanno anche le Cacchiarelle. Un tempo venivano cotte nel forno prima del pane di Montelibretti per verificare che il forno fosse caldo a sufficienza. Ed il nome deriva dal “cacchio”, il pezzo di impasto che veniva preso, allungato e schiacciato. 
 
Decisamente meno "compromettente" è la Ciambella Sorana che un tempo veniva prodotta solo il 17 gennaio per Sant'Antonio e donata ai proprietari degli animali, che in quel giorno venivano benedetti.
 
Avete già sentito parlare quasi sicuramente della Ciriola Romana. Rivale, simbolica, della Michetta milanese. Il nome deriva dalle “ciriole” che sono delle candele. La mollica della ciriola vuole ricordare il bianco della cera.
Un tempo era destinata ai lavoratori manuali, che avevano bisogno di un pane saziante, dalla ricca mollica. Invece, la Rosetta che oggi trovate in tutto il Lazio, oltre che a Roma, è cava e tutto lo spazio liberato è destinato ad essere farcito a piacimento.


 
Hai mai sentito parlare del pane nero di Monteromano? Siamo nella provincia di Viterbo. È un pane fatto in coppia: vengono lavorati due impasti separatamente, poi uniti prima della cottura.  Nonostante ciò che suggerirebbe il nome, ha un colore giallo. La cottura avviene nel forno a legna, preferibilmente di castagno secco e quercia.
 
Il pane Santi Cosma e Damiano, poi, non è un pane per santi e  non ha nulla a che fare con l’omonima basilica che si trova a Roma. Anch’esso prende il nome da una cittadina. Santi Cosma e Damiano si trova nei Monti Aurunci in provincia di Latina, non lontano dalla Campania. Sembra che per questo luogo siano passati i due santi sostando in una grotta.
Questo pane si rifà alla tradizione casertana. È un pane “cafone”, perché fatto con ingredienti semplici che anche il popolo poteva avere. Nella stessa cittadina, un paio di anni fa, si è istituita la tradizione della distribuzione annuale del  Pane dei Santi Medici. Infatti, Cosma e Damiano sono detti Santi Medici, ricordati dalle fonti storiche come fratelli gemelli e medici. Si tratta di un pane che viene contraddistinto dall'immagine dei due santi, su cui viene imposta la benedizione del rettore della Parrocchia al termine di una processione religiosa legata ai festeggiamenti patronali (26 settembre).


 
E, come si suol dire, non finisce qui. Suggerisco ai più curiosi, con cui forse condivido qualche pezzo di DNA oltre che la debolezza per il pane, di andare a sfogliarsi un bel libretto della Regione Lazio   
Lì leggerete anche dei pani di patate e scoprirete nel dettaglio le differenze tra il pane di Sezze, ad esempio, ed il pane Tottino, ideato solo nel 2000 per onorare la città eterna con un pane tutto suo.


21 commenti


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generic-portrait
Inviato il 25/11/12 18.36

il pane e il vino non possono mancare mai!


generic-portrait
Inviato il 24/11/12 15.31

il pane è veramente un cibo benedetto niente lo eguaglia in tutte le parti del mondo


generic-portrait
Inviato il 18/11/12 12.36

Interessante e utile !!!!!


generic-portrait
Inviato il 18/11/12 6.06

fantastico, mi sono divertita a cercare le ricette di tutti questi pane e non vedo l'ora di provare a fare quello di Veroli con l'anice


generic-portrait
Inviato il 15/11/12 19.58

il pane e tutto buono



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