Bari - La festa di San Nicola
Della festa di San Nicola mi parlano con entusiasmo due ciceroni d’eccezione. Sono Marileda Maggi e Giuseppe Fraccalvieri, blogger e giornalisti baresi, con i quali abbiamo appuntamento tra corso Vittorio Emanuele e via Sparano, alle porte della città vecchia.
Pronti per andare? E allora sciamaninn’

Bastano pochi metri a capire perché Giuseppe abbia tanto insistito a darci appuntamento fuori della cittadella. All’interno è un reticolo di viuzze tortuose e strette che si arrotolano su se stesse, e se la via dei pellegrini, segnata dalle cianche nere (la pavimentazione a lastre di pietra tipica di Bari) sembra offrire una guida sicura, basta una deviazione per ammirare uno scorcio, un cortile, un’edicola votiva dai colori accesi per smarrire la strada.

Alla fine però la basilica di San Nicola la troviamo lo stesso. All’interno la statua del santo dalla pelle scura, arrivato dalla Turchia e simbolo dell’anima rivolta a oriente di questa città, spicca tra le pietre chiare della chiesa, costruita nel corso dei secoli sovrapponendo dominazioni e stili.
Santo, tra gli altri, dei bambini e dei navigatori, di lui si racconta che salvò tre ragazze dalla prostituzione gettando loro, attraverso le finestre della casa in cui abitavano, dei doni avvolti in un panno per la dote. Da qui la leggenda che passando di paese in paese ne ha fatto il misterioso elargitore di doni di Natale, il Santa Kklaus ritornato attraverso l’iconografia delle tradizioni nordiche come signore in carne e vestito di rosso. A Bari San Nicola (festeggiato il 6 dicembre) ha sempre portato i dolci ai bambini, ma è a maggio che il suo culto in città raggiunge l’apice, con le celebrazioni che ripercorrono la traslazione delle sue ossa nella città. (7 maggio).

Giuseppe mi mostra il lungo mare dove si svolgono concerti e spettacoli d’animazione, che raggiungono il culmine con i fuochi d’artificio dell’ultima sera.
“I maestri artificieri di Bari sono conosciuti in tutto il mondo” mi spiega Marileda lasciandomi a bocca aperta “pensa che anche Ivana Trump li ha voluti al suo matrimonio!”
Sono colpita, non c’è che dire. Rimpiango di non poter assistere adesso a questa festa, che pare sia fonte suprema di“priciu” .
“Priciu?” chiedo “ma cos’è?”
“u’ priciu” (pronunciato con la sc strascicata, come una sc) è il piacere profondo, la gioia di fare qualcosa di bello, che ti fa stare bene.” Mi spiegano “U priciu è stare con gli amici, fare tardi, godersela.”
Uno che non ha ‘u priciu è uno spriciatu, e davvero non riesco a immaginare un insulto peggiore.
Ma per fortuna io il priciu ce l’ho, specialmente quando si tratta di mangiare, e comincio subito a informarmi.

Il cibo della festa di San Nicola, a maggio, è quello popolare, di strada, dal panino con il polpo (Giuseppe ci ha mimato come si batte il polpo per rompere le fibre, e mi dispiace davvero di non avere il video, ma fate uno sforzo e immaginatevelo da soli) agli‘nghirimidd’ (fegatini legati nel budello) e a vari tipi di salsicce cotti sulla brace direttamente in strada. Ma il cibo dei bambini sono soprattutto sgagliozze (fette di polenta fritte) e popizze (polpette di pane avanzato, fritte anche queste).
Noto una preponderanza di salato e mi spiegano che è proprio così. Dalle focacce ai calzoni la tradizione barese è soprattutto salata. I vicoli della città vecchia sono pieni di signore sedute all’aperto con i lori banchetti, che friggono patatine, preparano orecchiette e distribuiscono cartocci di popizze.

Troviamo anche un cesto colmo di pomodori secchi, e Giuseppe, che abita fuori città, mi racconta il rituale delle nonne che mettono a seccare i pomodori al sole su enormi vassoi di legno, cercando di proteggerli dai becchi degli uccelli e dalle mani dei nipoti, che ne sono golosissimi. “Mi ricordo che a volte rubavamo i pomodori ancora coperti di sale, meglio delle patatine!”

Ma possibile che non ci siano dolci tipici?
Chiediamo a tutti ma le risposte concordano. Pare che in effetti l’unico dolce veramente tipico siano le cartellate, dei nastri di pasta arrotolati su se stessi e poi imbevuti nel vin cotto o nel miele.
“Ma si fanno solo a Natale” mi spiegano, e dubito che riusciremo a trovarli in pieno luglio.
“però so io dove portarti per i dolci” mi dice Marileda, e dal suo sguardo sembra che sia un luogo di grande priciu.






Anna
Albachiara
Giampietro
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